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©Giancarlo Shinkai Carboni 2026

 

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Condivido la mia esperienza sulla meditazione e insegno come il restare nel mezzo del nostro dolore, con la compagnia dei nostri demoni, possa rappresentare il Cammino e la nostra salvezza.

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Zen e dipendenze

La meditazione, in particolare, il cammino spirituale Zen - nell'antica tradizione giapponese - non rappresenta solo una Via di emancipazione spirituale, ma una rigorosa forma di addestramento del corpo e della mente.

Tutti i problemi sono psicologici, ma tutte le soluzioni sono spirituali

 

Thomas Hora

Zen e dipendenza

 

La Pratica Zen, così rigorosa, severa, precisa e sostenente rappresenta un percorso ideale per un essere umano che si è perso in una dipendenza.

 

Lo sforzo, la determinazione, l’energia, l’esercizio costante dello Zen sono rimedi profondamente curativi per "l’anima ferita" del dipendente.

 

Lo Zen è una Pratica che ha nel corpo l’elemento fondamentale, e centrale, realizzando se stessi nell’agire/incedere quotidiano.

 

Nel cammino si cessa di capire quello che si prova, limitandosi a saperlo vivere fino in fondo senza esserne sopraffatti.

 

Si coglie come gestire il craving con la presenza mentale imparando a sedersi esattamente al centro del proprio dolore.

 

Si impara a tollerare il senso di vuoto vivendo le proprie imperfezioni come risorse senza il timore di essere sopraffatti dalla paura di disconnetterci dal passato.

 

Nello Zen si è quando non si è.

 

Il percorso

 

Da anni settimanalmente mi reco presso comunità residenziali e SerD constatando ogni volta la meravigliosa efficacia di questi antichi insegnamenti.

 

Accompagno le persone verso la sintonizzazione con i propri stati emotivi, imparando a restare invece che compensare.

 

Insegno l’autoregolazione dei propri stati emotivi attraverso il corpo così da gestire i cali chimici di dopamina restando dentro le sensazioni. Ad esempio: “c’è paura, ma non ho paura”.

 

Nessun cambiamento, ma una lenta, lunga e profonda trasformazione.

 

Un cammino da ripercorrere ogni giorno e ogni volta che si perde l’equilibrio.

 

Nulla di facile, o miracoloso, ma un percorso lento, difficile, doloroso, faticoso di ri-appropriazione della propria identità a partire dal nulla/vuoto.

 

Al centro di questo processo utilizzo lo strumento della meditazione come luogo-palestra dove poter sperimentare ogni moto fisico e mentale.

 

Modalità di intervento

 

È possibile strutturare gli interventi modulandoli in base alla tipologia di utenza, alle risorse disponibili e alla struttura che ospita i pazienti/utenti.

 


Referenze sulla mia attività

 

C.S.A onlus  - comunità terapeutica di Petrognano (Ar)

 

Comunità terapeutica di "monte oliveto" - Ceis di Verona

 

SerD di Feltre (BL)

 

SerD di Arezzo

 

Carcere di San Gimignano (Siena)

 

Carcere di Arezzo 

 

Carcere di Sollicciano - Firenze 

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